Manovra, cos’è la procedura d’infrazione

Tre a zero.

Il governo esce con le ossa rotte dalla giornata di ieri:

  • il primo gancio arriva in mattinata dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) secondo cui «l’Italia rappresenta un rischio per l’Europa»;
  • il montante dall’Istat che rivede al ribasso le stime di crescita del nostro paese per quest’anno (1,1 invece che 1,4%)
  • infine, in tarda mattinata, arriva la notizia già prevista: la Commissione Europea ha (“con rammarico”) confermato la bocciatura della manovra raccomandando l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia per non aver rispettato la regola sul debito. K.O tecnico.

Cos’è la procedura di infrazione?

E’ un procedimento previsto dall’articolo 126 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Lisbona, 2009) e ha la finalità di sanzionare quei paesi membri che non rispettano le regole (in questo caso economiche, ma non solo) imposte dai trattati.

L’unico paese europeo che oggi è sotto procedura d’infrazione è la Spagna ma dovrebbe uscirne il prossimo anno.

La procedura d’infrazione può portare, in caso di mancato recepimento delle indicazioni di Bruxelles, allo stadio finale dello scontro con un paese membro: le sanzioni economiche.

Due sono le regole da rispettare per essere conformi alle regole:

  1. il rapporto tra il deficit (il rapporto tra entrate e uscite dello Stato) e il Pil (la ricchezza prodotta ogni anno) non deve superare il 3%
  2. il debito non deve superare il 60% sul Pil
Cosa prevede l’articolo 126 del Trattato di Lisbona

Perché l’Italia è sotto procedura d’infrazione?

Nel comunicato rilasciato ieri dalla Commissione Europea si legge che viene confermata «l’esistenza di un’inosservanza particolarmente grave» nel documento programmatico di bilancio presentato il 16 ottobre scorso.

Nel caso dell’Italia, se viene rispettata almeno formalmente la regola del 3% (la nota di aggiornamento al Def si ferma al 2,4%), lo stesso non si può dire per il debito pubblico che supera il 130% del Pil e non accenna a scendere. Ed è per questo che la Commissione invita ad aprire la procedura d’infrazione.

Cosa succede adesso?

Formalmente niente. Ci vorranno mesi prima che l’Europa possa aprire una procedura d’infrazione (qui, potete trovare tutto il percorso) e questo avverrà solo in primavera quando l’Ue chiederà in maniera ufficiale il rientro dell’Italia dal disavanzo in eccesso. In questo caso, sono tre le possibili conseguenze della procedura:

  1. una multa tra lo 0,2 e lo 0,5 del Pil
  2. il congelamento dei fondi strutturali europei volti allo sviluppo economico e occupazionale di ogni paese membro
  3. la sospensione dei prestiti della Banca Centrale Europea (Bce)

E il governo che ne pensa?

Da mesi ormai la Commissione manda messaggi al governo gialloverde perché riveda i conti ma il trio Conte-Salvini-Di Maio da questo orecchio non vuol sentirci:

E’ arrivata la lettera dell’Ue? Adesso aspetto anche quella di Babbo Natale (Matteo Salvini)

Il governo è convinto della validità dell’impianto della manovra (Giuseppe Conte)

Ritengo che la drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggi l’economia italiana e di conseguenza l’economia europea (Giovanni Tria)

Insomma, il governo andrà avanti. Sì, ma per dove?

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