Non è un paese per padri

Antonio Di Maio, Tiziano Renzi, Pier Luigi Boschi, Vittorio Di Battista.

Da domenica, ovvero da quando un’inchiesta delle Iene ha fatto emergere del lavoro nero nell’impresa del padre di Di Maio, in Italia sembra che tutto il dibattito pubblico italiano sia concentrato sui genitori dei principali leader politici italiani.

Premessa: se fossero vere le accuse delle Le Iene – non solo uno ma almeno quattro operai che lavoravano al nero – sarebbe un fatto molto grave e il vicepremier Luigi Di Maio dovrebbe non solo lasciare tutte le azioni della Ardima Srl ma soprattutto fare una lotta durissima contro il lavoro nero nei prossimi mesi per fugare qualsiasi dubbio di conflitto di interessi.

Detto questo, in queste ore sta montando una polemica politica proprio sul padre di Di Maio come avvenne, per casi ben diversi, anche nei casi dei genitori di Renzi, Boschi e Di Battista. E sono proprio questi ultimi ad essere intervenuti pubblicamente nelle ultime ore chi per attaccare, chi per difendere il vicepremier con tanto di turpiloquio.

Tiziano Renzi e Antonio Di Maio

Senza entrare nel merito delle diverse questioni, nel momento in cui l’Italia ha deciso di iniziare una trattativa serrata con l’Unione Europea sui conti pubblici e in cui il Parlamento è impegnato a discutere di immigrazione (decreto sicurezza) e anticorruzione (disegno di legge “Spazzacorrotti”), tutto il dibattito pubblico sembra essersi fermato solo per andare dietro alle schermaglie riguardanti le possibili malefatte dei padri.

Ora, va bene tutto ed è giusto fare le pulci a tutti i parenti di ministri, parlamentari e politici di ogni risma. Poi però, per favore: riniziamo a parlare di cose serie?

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