La guerra dei dazi Usa-Cina: il caso Huawei

Le tappe della guerra commerciale – La guerra commerciale risale ormai al marzo 2018, quando Donald Trump decise di imporre dazi su alluminio e acciaio per avvantaggiare le aziende statunitensi. Il paese maggior produttore di acciaio è la Cina. Quella decisione innescò una serie di botta e risposta tra Pechino e Washington.
Per rispondere alle mosse di Trump, alcuni giorni dopo, il 2 aprile 2018, la Cina decideva di imporre a sua volta nuove tariffe sulle merci provenienti dagli Usa. Le nuove tariffe, con un aumento fino al 25 per cento, riguardavano 128 prodotti, tra cui carne di maiale e vino.
Il 6 luglio 2018 una nuova tornata di dazi da 34 miliardi, annunciati alcune settimane prima da Trump, sono entrati in vigore.
A dicembre 2018 si è tenuto il primo faccia a faccia tra Donald Trump e Xi Jinping, in cui i due presidenti si sono detti pronti a lavorare insieme per aprire le porte a migliori relazioni commerciali tra i due paesi.
L’8 maggio il presidente Trump ha dato l’ordine di rendere ufficiale l’aumento dei dazi dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di merci cinesi a partire dalla mezzanotte del 10 maggio, ora di Washington. Una “dichiarazione di guerra” che si aggiunge alle tensioni tra Usa e Cina. Il tycoon infatti era sul piede di guerra dal 3 maggio, dopo aver preso visione di quello che doveva essere l’ultimo documento intermedio prima di siglare l’accordo. A far saltare il patto sui dazi tra Usa e Cina sarebbe stata proprio Pechino: secondo il resoconto pubblicato dall’agenzia Reuters, sarebbe arrivata una marcia indietro quasi totale del Dragone sugli impegni sottoscritti nella bozza di accordo commerciale con gli Stati Uniti. La Cina avrebbe rottamato i principi cardine del deal per riscrivere le norme sulla proprietà intellettuale, i trasferimenti di tecnologia, l’accesso ai servizi finanziari e la manipolazione della valuta. La Cina ha risposto alla stretta sui dazi imposta dal presidente Trump annunciando a sua volta un aumento delle tariffe sui prodotti in arrivo dagli Stati Uniti. Pechino ha reso noto che introdurrà aliquote dal 5 al 25 per cento su circa 5mila merci statunitensi, un’operazione da circa 60 miliardi di dollari.

Il confronto tra le esportazioni di Cina e Usa negli ultimi dieci anni (Fonte: Bloomberg)

Stati Uniti vs Huawei – Il 16 maggio Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per dare al governo il potere di impedire alle aziende negli Stati Uniti di acquistare apparati per telecomunicazioni prodotti da chi costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale. Nella Entity List, un elenco di aziende considerate potenzialmente pericolose per il Paese, è stata inserita anche Huawei. Tutte le aziende americane devono richiedere un permesso speciale per poter vendere i propri prodotti e servizi a Huawei. Il provvedimento era di fatto indirizzato alle aziende cinesi, e in particolare a Huawei, già da tempo sotto le attenzioni di Trump.
Gli Stati Uniti ritengono che Huawei faccia spionaggio per conto del governo cinese, e che quindi i suoi prodotti costituiscano una minaccia per la sicurezza nazionale, visto che potrebbero essere impiegati per costruire le reti su cui passano dati sensibili. Le accuse non sono mai state dimostrate con prove concrete e Huawei ha sempre sostenuto di rispettare gli standard di sicurezza e di lavorare in modo trasparente, come del resto confermato dagli operatori mobili suoi clienti e dalla sua presenza in molti mercati, a cominciare da quello europeo.

Perché Google ha sospeso la licenza Android – Huawei fa da mesi i conti con l’ostilità del governo degli Stati Uniti, tanto da avere interrotto già nel 2018 la vendita dei propri smartphone nel paese. Le cose sono ulteriormente precipitate con l’ordine esecutivo della settimana scorsa, che ha dato il potere al dipartimento del Commercio di imporre una sostanziale messa al bando: nessuna azienda statunitense può fare affari con Huawei, salvo non ci sia un esplicito permesso governativo.
Google non aveva alternative e ha dovuto interrompere i rapporti con Huawei, sospendendo quindi la licenza Android che consentiva all’azienda cinese di vendere smartphone con i servizi di Google sopra. La perdita della licenza non implica che Huawei non possa più utilizzare Android, ma vincola il suo utilizzo alla sola versione base, quindi senza i prodotti di Google preinstallati e con complicazioni per mantenere aggiornato il sistema operativo, sia per quanto riguarda la sicurezza sia per le edizioni future di Android.

La nostra vox pop a Milano sul caso Huawei

Cosa succede adesso a Huawei – I problemi per Huawei non sono tanto legati agli smartphone già venduti, ma a quelli che l’azienda venderà in futuro. Lunedì il Ceo del colosso cinese, Ren Zhengfei, ha annunciato che Huawei nei prossimi due anni perderà circa «30 miliardi di fatturato», ovvero circa un terzo del totale (107 nel 2017). La sospensione della licenza implica che sui nuovi prodotti, non ancora in magazzino, non possa essere installata la versione di Android con i servizi Google. Non è un problema da poco, considerato che Huawei aveva presentato a fine marzo i P30 e P30 Pro, i suoi smartphone di maggior pregio, che avevano ricevuto ottime recensioni e destinati a fare concorrenza ai Samsung Galaxy S10. Nessuna opzione al di fuori di Android con i servizi di Google è una buona opzione per Huawei, che potrebbe quindi subire un grave danno economico e un ridimensionamento senza precedenti della sua intera divisione smartphone. L’azienda si sta preparando al peggio, ma diversi analisti confidano che la situazione si possa sbloccare nel caso di un nuovo accordo tra Stati Uniti e Cina, che riporti le cose a com’erano prima: Huawei impossibilitata a vendere negli Stati Uniti, ma comunque libera di lavorare con le aziende statunitensi per le sue forniture, a cominciare dalla licenza Android di Google.

di Federico Baccini, Giorgia Fenaroli e Giacomo Salvini

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