Caso Diciotti, Salvini sarà processato?

Non per parlare sempre del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ma la stretta attualità politica ci impone – diciamo così – di farlo ogni giorno.

Dopo la decisione di ieri della Corte di Appello di Milano di non procedere contro la famiglia Bossi proprio grazie ad un patto scritto con Salvini, oggi è arrivata al Viminale la richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di procedere contro di lui per il caso della nave militare Diciotti.

La vicenda è nota e risale al 15 agosto scorso: la nave della Guardia Costiera italiana aveva soccorso 190 persone provenienti dalla Libia e dirette verso l’Italia ma era stata costretta a rimanere in mare per cinque giorni, senza ricevere l’autorizzazione all’attracco da parte delle autorità italiane. Da lì è nata l’espressione: “Porti chiusi”. Prima, il 20 agosto, 13 migranti con problemi di salute erano stati fatti scendere a Lampedusa mentre dopo pochi giorni la nave era stata fatta attraccare nel porto di Catania.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini

A quel punto la Procura di Agrigento ha aperto un’indagine nei confronti del ministro Salvini con l’accusa di sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Il fascicolo poi era passato per competenza territoriale a Palermo e Catania che avevano chiesto l’archiviazione per Salvini. Questa, però, è stata respinta dal Tribunale dei ministri che ha chiesto l’autorizzazione a procedere al Senato, il ramo del Parlamento a cui appartiene Salvini.

Se Palazzo Madama dovesse negare l’autorizzazione, i giudici dovrebbero rinunciare all’indagine mentre, in caso contrario, si aprirebbe il processo ordinario.

Sarà interessante capire cosa faranno adesso i senatori leghisti – evidentemente contrari – e i colleghi del Movimento 5 Stelle, da sempre favorevoli alle indagini e ai processi sugli esponenti politici.

Ci sarà un’altra – l’ennesima – rottura nella maggioranza?

Lega, come è stato salvato Bossi

Ieri la Corte di Appello di Milano ha deciso per il «non luogo a procedere» nei confronti del fondatore della Lega Nord Umberto Bossi e di suo figlio Renzo nell’ambito del processo sull’utilizzo illecito dei fondi pubblici al partito.

L’ex Senatur e suo figlio erano indagati insieme all’allora tesoriere della Lega, Francesco Belsito, per appropriazione indebita e nel luglio 2017 furono condannati in primo grado rispettivamente a 2 anni e 3 mesi e un anno e sei mesi.

Ma perché la IV Sezione della Corte di Appello di Milano ha deciso per il «non luogo a procedere» tra il primo e il secondo grado?

Molto semplice: la legge introdotta dal governo Gentiloni prevede la querela diretta per quel tipo di reato. E in questo caso, non è arrivata.

A novembre, infatti, il Fatto Quotidiano aveva pubblicato un documento che testimoniava un patto privato tra l’attuale segretario del Carroccio Matteo Salvini e la famiglia Bossi. In sintesi: Salvini non avrebbe querelato i fondatori del Carroccio ma solo l’ex tesoriere Belsito, che infatti continua ad essere imputato.

Una questione di forma, insomma.

Matteo Salvini e Umberto Bossi

Ed è una questione ancora più significativa se consideriamo cosa avevano scritto i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado: secondo i togati milanesi, Bossi era «consapevole concorrente, se non addirittura istigatore, delle condotte di appropriazione del denaro della Lega Nord».

Ora, è grazie all’acerrimo nemico Salvini che Bossi e figlio usciranno dal processo senza problemi.

Siamo sicuri che questo sia un comportamento adatto ad un vice Presidente del Consiglio e ministro dell’Interno?

Vacanze romane 2018

Quest’anno il Parlamento potrebbe non andare in vacanza.

No, non è un titolo acchiappaclick stile “colonnina destra” dei siti di informazione o post di “Tze Tze”. E’ proprio così.

Il governo, infatti, aveva deciso di “spacchettare” i due decreti su “Quota 100” e sul reddito di cittadinanza dal testo principale della legge di Bilancio oggi in discussione al Senato. Ora, dopo aver formalizzato una bozza di accordo con Bruxelles anche sui due cavalli di battaglia di Lega e Movimento 5 Stelle, la manovra definitiva può andare in aula ma la novità odierna è che i lavori in Commissione Bilancio slitteranno ancora una volta a domani.

Dopo l’approvazione della Commissione – che ha sempre i suoi tempi tecnici – il testo arriverà in aula e anche qui ci vorrà qualche giorno prima dell’approvazione definitiva. Inoltre, visto che il testo è stato modificato al Senato, dovrà tornare alla Camera per l’ultima lettura. Quella definitiva. 

La Camera dei Deputati in seduta comune

L’iter più probabile dunque dovrebbe essere il seguente:

  • 18-19-20 dicembre: voto in Commissione Bilancio
  • 21 dicembre: il testo arriva in aula al Senato
  • 24 dicembre: voto a Palazzo Madama
  • 28-29-30 dicembre: il testo torna alla Camera e voto finale

La legge di Bilancio dovrà essere approvata entro e non oltre il 31 dicembre, per evitare il cosiddetto esercizio provvisorio (la possibilità di spendere soldi anche senza aver approvato il bilancio annuale).

Quindi, se i senatori potranno andare in vacanza dalla vigilia di Natale, lo stesso non vale per i deputati che saranno “costretti” a tornare in Parlamento per approvare la manovra.

Tempo di festeggiare il Capodanno e poi dal 7 gennaio ripartono i lavori delle commissioni.

Dopo il mese pieno di vacanze estive, per una volta gli stacanovisti potrebbero essere proprio i parlamentari italiani.