Chiamatela opposizione

Beato il paese che ha un’opposizione.

Mentre continua il braccio di ferro tra governo e Unione Europea sulla manovra economica del prossimo anno, il Pd è alle prese con schizofrenie e zuffe interne sul prossimo congresso.

Matteo Richetti si candida e poi si ritira per fare il vice di Maurizio Martina.

Marco Minniti si candida e poi si ritira perchè non appoggiato da Matteo Renzi.

Renzi che un giorno pensa alla scissione e l’altro pensa di candidarsi (di nuovo?) alla segreteria. Poi fa dietrofront («non mi candido»), ma solo un po’: «ad oggi il mio partito non è alll’ordine del giorno», ha detto ieri sera.

L’ex premier e segretario del Pd Matteo Renzi

Cesare Damiano si candida e poi si ritira per appoggiare Nicola Zingaretti.

Infine i renzianissimi Roberto Giachetti e Anna Ascani si aggiungono agli altri 5 candidati annunciando un ticket.

Tutto questo condito da retroscena al vetriolo, veleni e parole in libertà.

Per un partito che in quattro anni è sceso dal 41 al 17%, non è male come strategia: la strada per arrivare al 10% è quella giusta.

Il Pd e l’impopulismo di Paolo Gentiloni

Ieri è uscita su Sette un’intervista di Beppe Severgnini all’ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che ha appena scritto un libro su cui si sta discutendo molto

Nel suo “La sfida impopulista” (edito da Rizzoli), Gentiloni fa un bilancio dei suoi anni prima alla Farnesina e poi a Palazzo Chigi senza lesinare critiche a chi lo ha preceduto (ovvero Renzi).

Eppure, la cosa che più mi ha colpito della bella intervista di Severgnini è stata che, paradossalmente, l’uomo meno responsabile del crollo di consenso del Partito Democratico negli ultimi anni, sia anche il dirigente più lucido nell’analizzarne i motivi.

Riporto qui di seguito il passaggio centrale:

Il Pd è diventato il simbolo delle cose che non andavano. Immeritatamente, tutto sommato; anche se abbiamo fatto errori enormi e nel libro ne parlo. Perché è accaduto? Perché siamo rimasti al governo per sei anni: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Forse per un eccesso colposo di ottimismo della volontà: sottolineare continuamente che le cose stavano andando meglio, che i risultati dell’economia arrivavano, che il Pil e l’occupazione riprendevano a crescere, che il numero degli sbarchi calava… Tutte cose vere e che rimpiangeremo amaramente nei prossimi mesi; anzi, le stiamo già rimpiangendo. Però a chi era in una situazione di disagio, di difficoltà, di paura, apparivano…Addirittura irritanti. Perché, se tu stai nei guai, ti senti spaesato, hai dei figli che non trovano lavoro, sentirti dire che le cose stanno andando nella direzione giusta non basta

Il passaggio di consegne tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni (12 dicembre 2016)

Se il prossimo congresso del Pd partisse da questa analisi senza soffermarsi su correnti e caminetti, sarà di certo un buon punto di partenza. E farà bene al paese perché un’opposizione degna di questo nome è più che mai necessaria.